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La Vendetta. cap. 4


di Clelia_Rocco_coppia
04.11.2025    |    3.703    |    1 9.7
""​Sono esterrefatta dalla sua arroganza, ma allo stesso tempo galvanizzata dalla sua depravazione..."
​Il mattino seguente, mentre indugiamo ancora tra le lenzuola, Piero mi chiede di ripercorrere i dettagli del giorno precedente, ora che ho ammesso il mio tradimento. Percepisco che stia iniziando a metabolizzare la situazione, ma ciò che mi sconcerta maggiormente è la sua assoluta imperturbabilità di fronte alla scabrosa verità di cui l'ho reso partecipe. "L'ho reso cornuto," rifletto in quel momento, eppure la notizia sembra non scalfirlo né turbarlo minimamente. Si comporta come se avesse previsto ogni cosa, e sorge in me il sospetto che, nel profondo, lo desiderasse. Infatti, anziché scagliarsi contro di me con accuse o insulti, come farebbe un qualunque marito tradito, osserva con una calma quasi distaccata:
​— "Comprendo il tuo desiderio di non rivelare l'identità di quel porco con cui ti sei accoppiata come una cagna in calore, ma ritengo di avere il diritto di conoscere la dinamica e il luogo dell'accaduto. In fondo, me lo hai deliberatamente sbattuto in faccia."
​Riconosco che il suo ragionamento è impeccabile e confesso a me stessa che fornirgli quei dettagli, oltre al piacere di infierire sul suo orgoglio di maschio ferito, mi eccita in modo quasi osceno. Inizio quindi a narrare il nostro avvicinamento, fino al momento in cui mi sono ritrovata in auto, con le sue mani tra le cosce e il suo cazzo in bocca da spompinare fino a farlo sborrare nella mia bocca. Espongo con precisione crescente come mi abbia attirata nella sua trappola e circuita sessualmente, ammettendo spavaldamente che, in fondo, desideravo proprio che accadesse così: in modo torbido, come una puttana da marciapiede che consuma un atto furtivo in strada. Piero ascolta con estrema attenzione, poi sentenzia:
​— "In pratica, con il mio 'tradimento' nel privé, ho sdoganato per tutti i maschi che ti bramano la grande troia, la puttana e la cagna in calore che con me si è sempre manifestata liberamente, ma che per il resto del mondo restava celata. Hai goduto nel fare la troia con lui, nel comportarti da puttana, quasi non vedessi l'ora di dimostrarlo non solo a te stessa, ma soprattutto a lui. Sono convinto che sia qualcuno che conosci da tempo; se lo hai scelto è perché ti intrigava da sempre. Non ti è parso vero di usarlo come cavia per la tua vendetta che, intuisco, sia solo all'inizio."
​"Cazzo," penso tra me e me, "questo bastardo mi ha quasi letto nel pensiero." Tuttavia, mi sforzo di restare impassibile e reagisco spostando il discorso su ciò che so per certo lo interessi e lo ecciti nel profondo.
​— "Mi ha accompagnata in macchina e, d'improvviso, mi ha afferrata per il collo, sbattuta contro il vetro e mi ha infilato due dita nella fica, possedendomi come una troia. Mi è piaciuto immensamente; mi ha eccitata al punto da ammettere che, sì, lo desideravo da sempre. Mi ha dominata istantaneamente, portandomi al piacere tre volte consecutive senza smettere un istante di penetrarmi con quelle dita, prendendomi contemporaneamente la fica e il culo. Mi ha fatto sentire una vera zoccola, una troia navigata, una gran puttana, e l'ho adorato. Poi, seduta sul sedile con lo sportello aperto, in mezzo alla strada mentre la gente passava a pochi metri da noi, mi ha infilato il cazzo in bocca, ordinandomi un pompino. Ho amato subito quella minchia, fiera, lunga, massiccia, con la cappella lucida e le venature in rilievo come piace a me, mentre mi inondava la bocca di caldo sperma."
​Fisso il mio uomo negli occhi, in attesa di una reazione. Sento le cosce serrarsi e la fica contrarsi; questa confessione mi ha eccitata e umiliarlo così sfacciatamente è come se lo stessi facendo sotto il suo sguardo. Noto istintivamente che il suo membro è già turgido e glielo faccio notare:
​— "Ma che razza di depravato sei? Ti sei eccitato sentendo quanto mi sia comportata volutamente da troia e come mi abbia trattata alla stregua di una prostituta. Sei davvero osceno e perverso."
​Senza scomporsi, lui si libera della biancheria, esibisce il suo cazzo già vigoroso e, iniziando a segarsi fissandomi, risponde:
​— "Sai bene che divento carnale quando parliamo di sesso estremo; il mio cazzo reagisce, ma tu non sei da meno: sei una vera cagna in calore, anche in questo istante."
​Mentre parla, accarezza con lentezza misurata l'interno della mia coscia e, affondando due dita nella mia fica, la trova completamente bagnata. Poi aggiunge:
​— "Visto? Ho ragione: sei una troia dentro, una cagna fino al midollo."
​Inizio a gemere, poiché non si limita a penetrarmi superficialmente, ma mi possiede con metodo e profondità. Guardo il suo membro e il desiderio di toccarlo, averlo in bocca, succhiarlo tutto e farmi penetrare in ogni orifizio diventa insostenibile. Abbandono ogni briciolo di orgoglio e lo imploro:
​— "Adesso prendimi, porco! Dammi quel cazzo; voglio spompinarlo e poi averlo ovunque, ti prego, cazzo!"
​— "No! Dovrai accontentarti delle mie dita. Io mi stimolerò il cazzo da solo senza che tu possa sfiorarlo. Poiché desideri vendicarti, da questo momento e fino a quando non accadrà, rivendico il diritto di non farti godere con il mio sesso. Dovrai bramarlo con ogni fibra del tuo essere."
​E proprio mentre sto per raggiungere l'apice, lui ritrae le dita dalla mia fica e, insultandomi ancora, tronca la conversazione:
​— "Ora, se vuoi godere come la cagna che sei, arrangiati con le tue mani o con un giocattolo. Oppure, in alternativa, torna da lui pensando a me e fatti fottere fica e culo. troia!"
​Il suo tono è deciso. Nonostante l'assenza di rancore, scorgo nelle sue parole una provocazione strategica, come se volesse spingermi nuovamente tra le braccia — o meglio, farmi penetrare — da quel gran cazzo di Andrea in ogni buco. Sono furiosa e frustrata, ma almeno ora so come raddrizzare la mattinata. "Che gran bastardo il mio uomo," penso, "ma terrò conto anche di questo per la mia spietata vendetta."
​Uscendo di casa, urlo a Piero che non tornerò per pranzo. Decido di andare da Andrea e raccontargli tutto, come promesso. Alle 13:00, appena entro in macelleria, il suo aiutante si toglie il grembiule e sparisce. Non ci sono clienti. Andrea, da dietro il banco, mi rivolge un sorriso accusandomi di aver messo in soggezione il suo dipendente.
​— "Sei proprio un bastardo. Sei stato tu a ordinargli di sparire appena mi vede."
​Lui ride di gusto, si sfila i guanti e abbassa la saracinesca col telecomando.
​— "Vieni da questa parte. Prima parliamo, poi usciremo dal retro."
​Questo doverci nascondere mi infonde ansia, ma al contempo mi eccita. Lo seguo mentre apre la grande cella frigorifera; rimette i guanti e mi invita a entrare.
​— "Sistemo questi quarti di maiale e intanto, se non hai fretta, raccontami senza omissioni come e perché noi due siamo arrivati a questo punto."
​Una sottile inquietudine mi assale: sto per svelarmi senza filtri, dichiarando quanto io sappia essere troia, quale gran puttana io diventi quando il sesso mi travolge e in quale cagna in calore mi trasformi quando l'eccitazione devasta corpo e mente. Tuttavia, inizio descrivendo il rapporto col mio uomo, il nostro approccio al sesso e le esperienze trasgressive che ci hanno sempre attratti. Una volta sciolta la tensione, narro l'esperienza al privé, il tradimento di Piero e la mia reazione quando, per ripicca, mi sono concessa in ogni modo a quattro uomini sotto i suoi occhi, impedendogli di intervenire.
​Mentre racconto, l'eccitazione monta. Quando finisco, mi rendo conto di avere la fica in fiamme e intrisa di umori. Neppure Andrea è rimasto indifferente: dai suoi larghi bermuda si nota una protuberanza notevole, segno che il suo cazzo è in piena erezione. Mi sento fiera dell'effetto che le mie lussuriose confessioni hanno avuto su di lui che commenta:
​— "Vediamo se ho colto il senso: il tuo maschio si è concesso a una puttana, tu ti sei sentita tradita e per risposta ti sei fatta sfondare e inondare da quattro stalloni, eppure non sei ancora appagata e cerchi una definitiva vendetta?"
​Lo dice senza giudizio, come una semplice constatazione. Poi aggiunge:
​— "Mi stai chiedendo di essere tuo complice? Allora devo sapere: quali sono i limiti? Cosa sei disposta a subire? E il tuo uomo, quanto potrà accettare passivamente? Sappi che sarò io a condurre il gioco e, se accetterete, non vorrò vincoli di sorta. Stabilirò io tempi e luoghi e sarà nella mia dimora del piacere."
​Ascoltarlo mi infiamma la fica ancora di più. Il mio unico desiderio è sentirla leccata e poi colmata dal suo cazzo. Recupero però lucidità e rispondo:
​— "In realtà, ciò che hai detto è esattamente quello che cercavo. Ti assicuro che avrai piena libertà di agire su di me e sul mio uomo, senza alcun limite, nella maniera più oscena e perversa che desideri."
​Lui mi guarda soddisfatto. Si avvicina, si toglie i guanti e prende delle corde da un cassetto.
​— "Porgi le mani. Voglio dirti che questa storia della vendetta è ormai solo un alibi per giustificare la tua smodata voglia di vivere l'esperienza della sottomissione davanti al tuo uomo. È questo che ti fa impazzire: farti possedere da un altro maschio davanti a lui, umiliarlo moralmente e fisicamente, perché hai capito che è un cuckold dichiarato e vuoi renderlo il tuo 'cornuto'. Se sei disposta ad accettarlo, allora accetto la tua proposta."
​Mentre espone le sue condizioni, mi lega le mani e le fissa a un gancio, lasciandomi sospesa sulle punte dei piedi. Indosso un abito corto che lui inizia a sbottonare lentamente. Cerco di ammonirlo senza troppa convinzione:
​— "Andrea, che cazzo stai facendo? Smettila, è tardi e devo tornare a casa."
​Lui replica sarcastico:
​— "Non dire sciocchezze. Hai litigato col tuo maschio e non ti aspetta affatto. Sei venuta qui non solo per raccontarmi le vostre perversioni, ma perché avevi una voglia matta di farti riempire ancora la fica da me. Nega pure, se ci riesci."
​L'abito è aperto; sono nuda e vulnerabile. Sono già eccitata, pronta a fare la troia, e lui se ne accerta facendo scivolare una mano tra le natiche fino a raggiungere il mio ano. Inizia a premere e a sussurrare quegli insulti che amo:
​— "So quanto ami farti possedere nel culo e, da gran troia quale sei, ora vorresti il mio cazzo dentro. Ti senti una vera cagna e tra poco sarai pronta a tutto pur di godere. Sei una puttana, ecco cosa sei, una grandissima puttana."
​Due dita scivolano dentro l'ano, deliziandomi; altre due penetrano nella fica. Mi lecca l'orecchio, mi sputa in bocca, mi succhia la lingua. Mi morde i capezzoli. Tento di ricambiare come una cagna, leccandogli il viso e il collo, catturando la sua lingua e succhiandola come se fosse il suo cazzo. Poi me lo ritrovo dietro, con il suo membro caldo e turgido che cerca e trova l'ingresso del mio culo. Lubrifica l'asta con la saliva e poi spinge con forza, entrando completamente. Nonostante lo abbia assecondato, la sua verga è davvero imponente.
​— "Ahhh, bastardo, mi spacchi... fa' piano, fa male!"
​— "cazzo, quanto sei aperta lì dietro. Non vedevi l'ora di farti sfondare da me. Rispondi, troia, e non mentire."
​Ho sempre adorato questi dialoghi torbidi. Non mi sono mai tirata indietro nel dare voce alle mie perversioni. Mi eccita troppo, quindi rispondo:
​— "cazzo, sì! Volevo il tuo membro da tanto tempo e l'altra sera ho sperato che me lo mettessi proprio lì. Ma ora finalmente me lo godo. Fottimi, rompi ogni resistenza, voglio godere così, col tuo cazzo piantato dentro!"
​Con un movimento rapido scioglie la corda, mi adagia su un tavolo d'acciaio e continua a montarmi con foga. Mi afferra per i capelli e mi urla:
​— "Allora, puttana, vuoi che ti possieda e ti sottometta davanti al tuo cornuto?"
​— "Sì, cazzo, voglio che mi sfondi la fica e mi apra il culo sotto gli occhi di quel porco traditore. Voglio farti un pompino profondo davanti a lui, e voglio che anche lui assaggi il tuo cazzo e la tua sborra. Voglio che tu lo prenda mentre io gli faccio un pompino e godo del suo seme caldo in bocca. Sì, è questo che voglio!"
​Lo urlo mentre l'orgasmo mi travolge, facendomi tremare le gambe e bagnare il pavimento.
​— "cazzo, sei un torrente in piena! Chi l'avrebbe detto? La signora Elena, moglie perbene, in realtà è una gran troia, una puttana vogliosa, una cagna viziosa, una succhiacazzi, una specialista del pompino."
​Accolgo i suoi insulti: è la pura verità e me ne compiaccio. Amo il contrasto tra la mia immagine irreprensibile e la troia lussuriosa che emerge quando provocata. La sua foga non si arresta; il suo cazzo è pronto a eruttare. Sono ancora eccitata e inizio a masturbarmi. All'improvviso lui esce dal mio culo, mi prende per i capelli e mi costringe in ginocchio. Impugna il suo membro e inizia a sborrarmi in bocca, sul viso, tra i capelli e sui seni, insultandomi ancora:
​— "Troia, puttana, zoccola, cagna, vacca, succhiacazzi, tieni, bevi e ingoia, come una lurida femmina da strada."
​Mentre raccolgo lo sperma, un altro orgasmo mi investe. Andrea si abbassa, mi lecca il viso e, quando tiro fuori la lingua come una cagna che cerca di compiacere il padrone, lui vi fa colare la sua saliva, la lecca e la succhia. Poi si rialza e, autoritario, ordina:​— "Alzati e vestiti, ma non ripulirti. Voglio che torni a casa con il mio sapore addosso. Vai da lui e bacialo con la lingua che sa ancora di me. Devi farti leccare il corpo ancora intriso del mio sperma. Poi possiedilo con la tua fica sul suo cazzo e fatti prendere il culo. Infine, fatti sborrare in bocca mentre gli infili qualcosa nel culo: a te la scelta. Questo non è un invito, è un ordine e la condizione affinché io accetti la tua proposta. Raccontagli tutto nei dettagli e se accetta, fai come ti ho ordinato. Voglio un video come prova di questa consegna. "​Sono esterrefatta dalla sua arroganza, ma allo stesso tempo galvanizzata dalla sua depravazione. È un maschio dominante che ha preso le redini della situazione. Sono certa che quando riferirò a Piero queste condizioni, superato l'impatto iniziale, ne apprezzerà l'audacia e condividerà con me tutto ciò che ne scaturirà quando ci ritroveremo tutti e tre nella sua "dimora del piacere"

Continua...
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